Milano, 1 novembre 2008

QUALE FUTURO SENZA ISTRUZIONE?

Carissimi Amici delle Missioni,

            questa domanda assai retorica a capo di questa pagina la dice lunga sul futuro delle nuove generazioni nei paesi in via di sviluppo, in particolar modo in Africa, dove l’istruzione non è più un diritto bensì un lusso!

            Leggendo la dolorosa storia pluridecennale dei paesi del continente nero, uno sguardo panoramico sui problemi socio-politici interni ed esterni che distruggono la società africana, soprattutto al sud del Sahara, con flagelli acuti quali le malattie endemiche ed epidemiche, il tasso molto alto di disoccupazione, la fame e la carenza delle strutture ed infrastrutture di prima necessità … fanno pensare all’Africa quale una terra a cui è negato sognare il futuro.

            Finora, quando si pensa ad identificare le cause profonde di tali mali si presenta in prima fila l’ignoranza ossia l’assenza dell’istruzione. Purtroppo questa ultima è diventata un lusso per i bambini le cui famiglie sono sprovviste del minimo necessario. All’inizio di ogni anno scolastico le classi sono sovrappopolate (si registrano da 40 a 60 iscritti ognuna). Ma alla fine dell’anno solo la metà raggiunge il traguardo. L’altra metà è costretta di abbandonare per mancanza dei 10 ai 20 dollari richiesti come pagamento della rata mensile. Nei paesi africani come la Repubblica Democratica del Congo dove lo stipendio è derisorio e a volte ridicolo è diventato difficile parlare dell’istruzione per tutti. In questo paese, tanto per dare un esempio, lo SMIG (salario minimo) è appena salito a 78 dollari al mese. Come affrontare la rata scolastica sopra indicate in una famiglia dalla media di 5 bambini con questo stipendio da scimmia?

            Ecco perché, carissimi Amici delle Missioni, il SOSTEGNO AGLI STUDI è l’iniziativa tuttora la più valida che possa dare a queste nuove generazioni che salgono un motivo di speranza per un futuro migliore!

            Il Dispensatore di ogni grazia porti a compimento ogni vostro progetto!

            Cordialmente,

P. Fabien, barnabita

Milano, 10 luglio 2008

“Ogni volta che avete fatto queste cose
a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40)


Carissimi,

                 “Esiste una gioia che ignora del tutto il dolore, l’angoscia e la paura del cuore umano; essa non ha nessuna consistenza, può solo anestetizzare per pochi attimi. La grazia di Dio, invece, è passata attraverso la povertà della mangiatoia e l’angoscia della croce ... Essa guarda la morte in faccia, ma proprio lì trova la vita”. (Bonhoeffer)

            Al termine di questo anno scolastico vorrei ringraziare voi tutti per averci permesso di condividere in un modo così spontaneo e familiare la vostra generosità e la vostra speranza: assicurando un FUTURO AI PIU’ PICCOLI, attraverso l’opera del SOSTEGNO AGLI STUDI.

            La vostra mano tesa a noi è come un unico abbraccio stretto intorno a loro. L’immagine che mi salta in mente pensando a voi, è quella di Maria sotto la croce, chiusa nel suo atroce dolore e aperta a una nuova, grande maternità, perché l’amore, quello di Dio, è così, non è egoista, non si può arginare.

            Mentre il mondo intero lancia il grido della disperazione perché “LA VITA DIVENTA CARA” per tutti e le famiglie più povere lottano per la sopravvivenza, voi avete capito subito che non bisognava che i più piccoli morissero di fame, e non di solo pane, ma anche dell’istruzione, essendo l’ignoranza l’origine e la sorgente di tutti i mali.

            La vostra mano, carissimi, tesa a noi è il segno meraviglioso che il Signore non ci abbandona mai! Di questo, siatene certi, siete ricambiati.


            Cordialmente vostro

P. Fabien

Bukavu, 1 settembre 2007

Carissimi,
            prima di tutto mi scuso di rivolgermi a voi in modo così confidenziale ma, credetemi, si tratta proprio dell’affetto sincero che sento nei vostri confronti e del profondo senso di gratitudine che anima il mio spirito al pensiero del come vi siete dimostrati così generosi nell’assumere, anche quest’anno, l’impegno del sostegno di uno o più bambini a scuola.

            Io non saprei ringraziarvi abbastanza. Se lo scritto è mio, le parole sono però quelle dei ragazzi e dei bambini abbandonati alla loro triste sorte e che hanno trovato in voi l’ultima possibilità per la loro salvezza. Infatti non ho pace, né tranquillità quando mi viene in mente che sono in molti i figli della mia gente per i quali la scuola, soprattutto la possibilità di pagarsela, rimane un lusso incredibile.

            Ecco quanto mi spinge a scrivervi queste due righe, carissimi! Non avrei una parola né convincente né soddisfacente per spiegarvi la situazione che attraversa il bambino congolese o rwandese da dieci anni a questa parte. Tanto per raccontarvene una: proprio ieri ho incontrato un piccolo di otto anni. Veniva da dove si spaccano le pietre, e lì il piccolo deve spaccarne un metro cubo la settimana per guadagnarsi 1000 franchi congolesi, l’equivalente di due dollari. Con questi il piccolo si può procurare quattro quaderni che porterà a scuola. Roba da non credere!

            Confidando ancora nella vostra generosità, vi abbraccio con gratitudine.

P. Fabien


Milano, 24 settembre 2007

Cari amici,

            anche questa volta, all’inizio del nuovo anno scolastico, vi abbiamo sottoposto un breve scritto di uno dei Padri Barnabiti che lavorano nelle Missioni africane. Ci è stato inviato da P. Fabien Muvunyi, sacerdote Barnabita congolese, che ricopre la carica di Superiore della pro-provincia africana.

            E’ difficile dire quali siano i sentimenti e le emozioni principali che esso vuole trasmettere: sicuramente è un ringraziamento per tutti coloro che da anni ormai hanno aderito a questa iniziativa di sostegno agli studi; di certo è una richiesta discreta di non essere abbandonati a sè stessi nel combattere questa triste situazione di degrado; probabilmente è, almeno in parte, lo sfogo di chi da troppo tempo cerca dei segnali di cambiamento che tardano a venire; forse è l’amarezza che grida alla vista di questi piccoli che pagano per le colpe ed il  disinteresse di altri, contro i quali si sentono impotenti e rassegnati.

            Da parte nostra ci sentiamo di rinnovare il nostro sostegno a P. Fabien e ai suoi confratelli, dei quali conosciamo la dedizione e l’impegno in questa campagna di alfabetizzazione,  chiedendovi ancora una volta di essere, con noi, al loro fianco.   

            Grazie.

Associazione Amici delle Missioni dei Padri Barnabiti

Milano, 10 ottobre 2006

Carissimi, all’inizio del nuovo anno scolastico cogliamo l’occasione per inviare a tutti gli amici che partecipano a “Sosteniamo agli studi un bambino africano” una lettera fattaci pervenire da P. Costantino Frisia, da anni Missionario in Rwanda, in occasione del suo ultimo soggiorno italiano, e che riassume in poche righe lo spirito di questa iniziativa.

A tutti voi un caro saluto anche a nome di tutti i Padri Missionari.

Associazione Amici delle Missioni dei PP. Barnabiti

 

Aiutiamo dei bimbi africani a studiare e a crescere felici!

            La cosa che colpisce di più chi arriva in Congo o in Rwanda, per non parlare che  dei paesi africani che conosco, sono i bambini. Il sorriso dei bambini, che illumina il loro volto  quando ti vedono, perché un “muzungu”, (un bianco), è cosa rara laggiù, e che  per mostrare che conoscono la tua lingua, ti gridano festosi “good evening, good evening”, anche se è mattina, oppure “bon joura, bon joura”, deformando il francese che incominciano a studiare, o che hanno sentito ripetere dai fratelli o sorelle più grandi che hanno già cominciato ad andare a scuola. Ma se è vero che molti bambini studiano e imparano con gioia preparandosi a una vita dignitosa, moltissimi anche, e certamente la maggioranza, anche se forse cominciano ad andare a scuola, devono poi lasciarla per mancanza di mezzi, perché le famiglie non possono permettersi di pagare il cosiddetto “minerval”, somme che a noi qui sembrano irrisorie, ma laggiù sono proibitive.

            Più che la fame o le malattie, la grande sofferenza di molti giovani e bambini è quella di non poter continuare gli studi perché studiare, ottenere un diploma, è il sogno di tutti loro.   Oggi sappiamo sempre più chiaramente che il progresso economico di un paese dipende soprattutto dallo sviluppo della scolarizzazione.

            “E’ vergognoso che, nel 2006, ci siano ancora 115 milioni di bambini nel mondo a cui è negato il diritto all’educazione primaria” ci dice un rapporto dell’organizzazione Save the children. E il problema non riguarda soltanto l’educazione scolastica dei bambini, ma anche l’alfabetizzazione in generale, di bambini e di adulti. “Attraverso l’alfabetizzazione non si insegna soltanto a leggere e a scrivere – ha detto Mons. Aldo Martini, presidente dell’Opera di promozione dell’alfabetizzazione nel mondo (Opam) – ma si insegna a non essere sfruttati, ad organizzare meglio la vita”. L’analfabetismo va di pari passo con la povertà, lo si ripete continuamente, ma pochi progressi sono stati fatti in questo campo, e ancora adesso nel 2006, 800 milioni di persone sono ancora analfabete.

            Sono certamente  problemi politici, che riguardano il rapporto fra i nostri paesi ricchi e i paesi poveri del mondo, e sono problemi che non saranno mai risolti definitivamente. Tuttavia la generosità che avete mostrato in questi anni, attraverso le adozioni a distanza di bimbi africani, ha veramente aiutato tanti di loro senza allontanarli dalle loro famiglie né privarli della loro cultura .

            E’ per questo che ora, a nome loro, voglio esprimere a tutti voi la loro gratitudine e il loro e mio grazie per quello che avete fatto, certo che il vostro aiuto continuerà ancora e permetterà loro di continuare ad andare a scuola e crescere con maggiore serenità.

p.Costantino Frisia

Milano, 10 ottobre 2005

Cari amici, ci ritroviamo ancora una volta, come di consueto, dopo le vacanze estive che ci auguriamo siano state per tutti gradita occasione di riposo e di recupero dall'impegno del lavoro o dello studio.
Adesso nel momento di riprendere ciascuno la propria attività, vogliamo ricordare tutti, uno per uno, le centinaia di amici che in vent'anni, tanti ne compie la nostra iniziativa di sostegno agli studi, hanno permesso di accompagnare nel loro ciclo di studi, verso un futuro meno incerto migliaia e migliaia di bambini rwandesi e congolesi, nonostante le condizioni di vita spesso difficili, le guerre, le malattie, la miseria e difficoltà di ogni genere.
E' una luce che dopo tanti anni brilla ancora, ... è piccola ... ma è luce.
Grazie a tutti da parte nostra e da parte dei padri Barnabiti, a nome dei quali ci ha scritto da Kinshasa P. Fabien Muvunyi.

* * * * *

Carissimi Amici delle Missioni,

"LA MANO CHE EDUCA ASSICURA IL FUTURO DI UN POPOLO".

Vi sono oggigiorno tre flagelli che colpiscono la gioventù africana:

1. Il fenomeno dei ragazzi di strada, chiamati dalle nostre parti Shege, Maybono, Phaseurs;
2. Il fenomeno dei bambini-soldato;
3. La sindrome del SIDA (o AIDS).

Questi tre flagelli sono causati dalle dimissioni dello Stato dalle sue responsabilità, la mancanza di una pace duratura, per cui si assiste al susseguirsi di focolai di ribellione ad ogni angolo del Continente nero ed infine, come conseguenza, il degrado del tessuto socio-economico dei Paesi.
La Repubblica Democratica del Congo, è di essa che si tratta, non è per niente risparmiata da questi mali.

Dieci anni fa, la Conferenza episcopale del Congo aveva chiesto ai genitori, già sprovvisti di tutto, di occuparsi dell'educazione e dell'istruzione dei loro figli, pagando il salario degli insegnanti. Dio solo sa quanti sacrifici hanno sostenuto questi genitori per poter salvare l'educazione e, attraverso essa, il futuro del nostro Paese. Molti di loro non ce la fanno più. Il governo di transizione vorrebbe fare tutto il possibile per riprendere i propri impegni a riguardo degli insegnanti.
Più di una persona è pessimista poiché non si possono pagare 10 $ a uno che ne prendeva 50 o addirittura 100. E' assurdo!
Attento a questa situazione, colgo l'occasione per dimostrarvi tutta la nostra gratitudine per quanto state facendo per il nostro Paese sostenendo agli studi migliaia di ragazzi, soprattutto nelle Missioni barnabitiche del Congo e del Rwanda, e vi chiedo di non stancarvi mai.

Il dispensatore di ogni bene vi colmi al di là delle vostre attese.

Ciao a tutti e grazie di cuore.


P. Fabien M. Muvunyi

Monza, 4 novembre 2004

Carissimi,

all’inizio di un nuovo anno scolastico desideriamo inviarvi due testimonianze che ci sono giunte e che riguardano l’iniziativa di sostegno allo studio per i bambini africani.

La prima è a firma di P. Giovanni Sala che, essendo il primo promotore di questo progetto di aiuto, dopo molti anni di missione in Rwanda è da poche settimane rientrato in Italia, divenendo Superiore della comunità di S. Barnaba a Milano e Procuratore delle Missioni per la Provincia barnabitica del Nord Italia.

La seconda è di P. Deogratias Kahuranyi, sacerdote barnabita africano che, come altri suoi confratelli, si appresta a guidare le comunità di Congo e Rwanda, sostituendo nelle loro responsabilità i barnabiti giunti tanti anni or sono dall’Italia.

Nelle loro parole la riconoscenza per tanti sforzi e sacrifici fino ad ora fatti, ma anche forse un po’ di apprensione per un futuro che, ancora oggi, appare incerto e quantomai bisognoso di sostegno …

A tutti voi il loro e nostro ringraziamento ed un caro saluto.

Associazione Amici delle Missioni dei PP. Barnabiti

 

Caro Amico, cara Amica delle Missioni,

la scelta che hai compiuto di sostenere a distanza un bambino o una bimba africani non è stata un semplice gesto di generosità. E' infatti una scelta che non vuole niente per sé, ma si apre a garantire una vita migliore a un bambino, nel suo Paese, nella sua famiglia. Una famiglia certamente povera, ma capace di dare ai suoi bimbi affetto, protezione e cura. Una famiglia che soffre quando non ha nulla da dare ai suoi figli, quando non può mandarli a scuola, quando non può curarli nella malattia perché tutto questo costa, e per i poveri costa sempre troppo. Ecco che allora il tuo sostegno è stato e continua a essere una boccata d'ossigeno per tante famiglie africane, un sorriso in più regalato ai bambini, una tranquillità in più per i loro genitori. Per tutto questo noi missionari, ma più ancora le mamme africane ti dicono grazie davvero, un grazie grande quanto il loro sorriso. Tuttavia il centro dell'Africa, come tante altre zone dimenticate dalla Tv, vive ancora oggi una situazione di grande instabilità, politica e economica, che rende sempre molto faticoso il processo di affrancamento dalle povertà e dai bisogni, anche quelli primari. Così, se il bambino o la bambina che tu da molti o pochi anni hai aiutato ora è cresciuto, tanti altri fratellini, sorelline si affacciano alla vita. E' per loro, per questi bimbi, che ti chiediamo di continuare a sostenere queste belle “adozioni lontane" eppure tanto vicine. Un bambino che ci ricorda che non per tutti c'è il pane con la nutella, la play station e il resto. Un bambino che, con il suo sorriso, mantiene vivo in noi il senso vero della famiglia, una famiglia che, come la tua, è pronta ad amare e ad aprire la sua porta per regalare un sorriso. Se questa è stata ed è per la tua famiglia una bella esperienza, dillo anche ai tuoi amici: in Africa sono tante le famiglie che aspettano anche il loro aiuto. Grazie ancora.

P. Giovanni Sala

 

VOCI DALL'AFRICA

Carissimi amici delle Missioni, mettiamo a profitto il viaggio dei nostri cari Padri in Italia per esprimervi tutta la nostra gratitudine per il bene che finora avete fatto, non senza sacrificio, per i più bisognosi delle missioni barnabitiche africane, anche per l'anno scolastico appena trascorso. E' possibile però che qualcuno pensi che il suo contributo sia stato indifferente, cioè che qualcuno non si renda conto di quanto bene fa nel mandare un aiuto per gli studi di un bambino dell'Africa, specie nella Repubblica Democratica del Congo. Per questo mi pare utile, anzi d'obbligo, dirvi com'è la loro situazione oggi, e quella del loro Paese.

Da 12 anni non esiste più stipendio per gli operai né per gli insegnanti. Parole come salario, pensione e via dicendo sono rimaste solo nel vocabolario. Infatti prima la situazione sociale è andata peggiorando con la dittatura dell'ex Presidente Mobutu, morto in seguito alla guerra scoppiata nel 1996, guerra che ha interessato la parte orientale della Repubblica Democratica del Congo al confine con il Rwanda, proprio la zona nella quale si trova buona parte delle comunità barnabitiche d'Africa. Ora anche, il nuovo governo non è riuscito ad assicurare l'istruzione ai bambini congolesi e neppure ad assegnare uno stipendio minimo agli insegnanti. Molti di quanti avvicinano questa realtà, in questa parte del mondo, forse si chiedono, come Giovanni il Battista: “E io che cosa devo fare?”. Molti si sono privati di qualcosa e hanno sfidato la storia: siete proprio voi. Purtroppo, anziché rialzarsi, il Paese è sprofondato in una crisi politica dovuta a una nuova ribellione nel 1998: cinque anni di stragi, stupri, arruolamento di bambini soldato ormai disperati. Dopo cinque anni le forze presenti, con l'aiuto spesso complice della comunità internazionale, si sono messe a dialogare. Così da due anni si è avviata una fase di transizione verso le prime eventuali elezioni in questa antica colonia belga. Negli ultimi dieci anni i figli dei grandi, politici come uomini di finanza, hanno continuato a studiare, chi all'estero chi nelle scuole private molto care, perché gestite da loro stessi, mentre i figli dei dipendenti dello Stato e la maggior parte del popolo congolese sono rimasti e continuano a rimanere senza istruzione. E' evidente che, in questo modo, la classe dirigente sarà sempre la stessa, mentre la maggioranza della popolazione rimarrebbe analfabeta, con le conseguenze che tutti possiamo immaginare. E' questo il motivo per il quale la Chiesa ha incoraggiato i genitori, sebbene già allo stremo, a fare uno sforzo supplementare per l'istruzione dei bambini, concordando una quota, anche se minima, da versare agli insegnanti, anch'essi lasciati senza retribuzione. Fa impressione vedere ragazzi e ragazze vestiti di stracci o quasi, seduti su un pezzo di legno perché non si riesce a trovare uno sgabello per seguire "comodamente" le lezioni di un insegnante affamato, anche lui con famiglia a carico, anche se con tutta la buona volontà. Per chi non ha visto coi suoi occhi, tutto questo potrebbe sembrare un film. E' invece la realtà, la triste realtà dell'altra parte dei nostro mondo. Molti genitori, anche dandosi da fare al massimo, non riescono a sostenere neppure il versamento di 100 dollari all'anno, tutto compreso; molti altri, che pure hanno un lavoro, sognano di arrivare a guadagnare 10 dollari al mese. Sono ancora tante le famiglie che non riescono ad assicurare ai loro figli un pasto completo al giorno; a fatica riescono a garantirne uno ogni due giorni. Peggio ancora nei villaggi più danneggiati dalla guerra che ha distrutto tutto, laddove i gruppi armati hanno cacciato via la gente verso le città, anch'esse soffocate, quando ancora la gente è stata semplicemente sterminata. Scusate se non continuo, perché il pensiero di queste atrocità rinnova in me un dolore troppo grande. Tuttavia molti, anche se non tutti, hanno trovato nella Chiesa l'unica possibilità di soccorso. E non possiamo dimenticare che, quasi un'ironia della sorte, la Repubblica Democratica dei Congo è un Paese di una bellezza squisita, naturalmente e scandalosamente ricco, come suolo e sottosuolo.

Grazie al vostro contributo, i Barnabiti sono riusciti a far studiare numerosi bambini africani dei quali potete essere orgogliosi. Alcuni di loro frequentano scuole affidate dallo Stato alla direzione dei Barnabiti, come l'istituto Nyamokola (che significa "Salvatore”) e il Kitumaini (che significa "speranza"), i cui nomi denotano la fiducia della gente per queste scuole. Altri ancora frequentano scuole vicine. Il vostro contributo allontana così tanti bambini dall'incubo dell'analfabetismo, del banditismo cieco, e trasforma anche voi in missionari, pur senza uscire da casa. Quanto vi siamo grati! Insieme alla nostra gratitudine, vorremmo rivolgere a ciascuno di voi i tanti sguardi, pieni di speranza, di tanti bambini e ragazzi africani, il cui avvenire è sì nelle mani di Dio, ma dipende anche dalla nostra e vostra generosità, che non è mai mancata, ricordando sempre che quello che date è spesso frutto di non pochi sacrifici. Per quello che avete già fatto e per quel che vorrete fare ancora, noi imploriamo che Dio stesso vi dia in ricompensa il cento per uno, insieme alla gioia di vedere l'africano uscire dalla spirale della povertà attraverso l'istruzione. Proprio in questa ottica i Padri Barnabiti sono impegnati anche nella formazione dì nuovi sacerdoti africani, opera questa che ha dato e sta dando buoni frutti. Lo testimonia, già da quest'anno, l'apertura di uno Studentato teologico in fase di allestimento a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo. Qui alcuni novizi hanno iniziato, altri invece continuato la loro formazione teologica: si tratta di otto giovani religiosi Barnabiti congolesi, sotto la guida del caro P. Fabien, già superiore della Pro Provincia africana. Così come formare una donna è come formare una nazione, così anche formare un religioso è come contribuire a edificare la Chiesa e il mondo. Sia benedetto il vostro impegno quotidiano, e a tutti l'augurio di pace e serenità nel nome di Cristo Signore nostro.

P. Deogratias Kahuranyi

Monza, 27 Ottobre 2003 

Carissimi,

ancora oggi, più che ieri, 110 milioni di bambini africani non hanno diritto all’istruzione e all’educazione, un fatto questo dovuto alle varie difficoltà generate dall’instabilità politica e sociale di tutto il continente africano, soprattutto evidente nella regione dei grandi laghi dove operano i missionari barnabiti.

In questa regione dell’Africa come ovunque sul continente, lo stato di giustizia, di diritto non esiste più; la gente vive in grande miseria; anzi la gente non vive ma sopravvive e in concreto la Chiesa (i missionari) rimane l’unico punto di riferimento; ma è una Chiesa, come lo sapete, povera, perché priva di risorse proprie e costretta a contare quasi esclusivamente sugli aiuti che vengono dall’Occidente.

E’ in questa prospettiva che si situa l’operare dei Padri Barnabiti, che cercano di utilizzare sempre al meglio ciò che viene loro inviato. I Padri, fedeli al carisma del nostro Santo Fondatore si sforzano di venire incontro alla gente soprattutto nell’aspetto sociale, l’assistenza a livello dell’educazione, contro la piaga dell’analfabetismo.

Vogliamo qui rinnovare i nostri sinceri ringraziamenti a tutti gli amici delle nostre missioni. Grazie ai vostri aiuti, le nostre comunità di Birava, Mbobero, Kigali, Muhura riescono a venire incontro a questi giovani, facendoli studiare, anche se più si va avanti più i bisogni si fanno sempre sentire e più il numero dei bambini da fare studiare aumenta. Siamo passati dal numero abituale che conoscete a più di 3250.

Questo è dovuto al fatto che sempre più giovani ricercano l’opportunità di affrontare il mondo di domani in maniera più responsabile, e non vogliono più ridursi a “mendicare” sempre da altri, ma vogliono prepararsi a poter prendersi carico di se stessi un domani. Questo è il nostro scopo: persuasi dall’adagio cinese: “se dai a qualcuno un pesce mangerà e poi avrà ancora fame, ma se gli insegni a pescare diventerà più autonomo”. Ecco la nostra preoccupazione e quindi l’aumento del numero di bambini da fare studiare è giustificato ma i mezzi sono sempre più limitati.

Contiamo sul vostro aiuto e vi rassicuriamo che le nostre comunità sanno sempre discernere chi tra i ragazzi ha più bisogno dell’assistenza. Si evita così la delinquenza, la prigione ed ogni bambino mandato a scuola è un bambino salvato, soprattutto negli stati in cui i bambini che non hanno la possibilità di studiare a volte sono costretti a fare il militare con tutti i rischi che ciò comporta.

Saremo tutti assediati da mille difficoltà, non sarà facile, ma vi possiamo assicurare con tutta la certezza che la Chiesa e noi missionari intensificheremo la nostra azione perché la già estrema povertà non generi miseria.

Sapremo uscire anche da questa grande prova con la perseveranza di tutti e il vostro incessante e benevolo aiuto.  

P. Jacques Buhendwa  (Congo)

Monza, Dicembre 2002

Si è celebrata il 20 Ottobre la Giornata Missionaria Mondiale. Proponiamo qui una sintesi del messaggio che il Papa, come consuetudine, ha rivolto a tutta la Chiesa.

La Missione evangelizzatrice della Chiesa è essenzialmente l’annuncio dell’amore, della misericordia e del perdono di Dio, rivelati agli uomini mediante la vita, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo, nostro Signore.
E’ la proclamazione della lieta notizia che Dio ci ama e ci vuole tutti uniti nel suo amore misericordioso, perdonandoci e chiedendoci di perdonare a nostra volta agli altri anche le offese più gravi. Così inizia il messaggio del Papa sul tema “La Missione è annuncio di perdono”. Un evento che conserva immutati, negli anni, significato e importanza, perché la missione costituisce la nostra risposta al supremo comando di Gesù: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni ...”.
All’inizio del terzo millennio, mentre aumenta il numero – quasi raddoppiato dalla fine del Concilio – degli uomini che “ignorano Cristo e non fanno parte della Chiesa”, diviene più urgente il dovere di predicare il Vangelo.
L’amore di Dio, che affratella gli uomini di ogni razza e cultura, è il solo capace di far scomparire “le dolorose visioni, i contrasti ideologici, le disparità economiche e le violente sopraffazioni che ancora opprimono l’umanità”. Senza dimenticare le “orribili guerre e rivoluzioni” del secolo appena trascorso, i “conflitti che, purtroppo, continuano ad affliggere il mondo in modo quasi endemico”, il Papa ribadisce la necessità di rispondere all’”anelito” di tanti, uomini e donne che, nonostante la grande povertà materiale e spirituale, “sperimentano una grande sete di Dio e del suo amore misericordioso”, annunciando il “cuore” del messaggio cristiano: il “mistero pasquale di Cristo crocifisso e risorto”.
E’ nella croce che Dio “ci ha rivelato tutto il suo amore”, la volontà di “condividere con gli uomini la sua vita, il suo amore e la sua santità”. Contemplando la croce si impara a vivere “nell’umiltà e nel perdono, nella pace e nella comunione”, ascoltando il “grido” di Gesù, ossia “la preghiera del Figlio che offre la sua vita al Padre per la salvezza di tutti”.
Dalla croce ci viene indicato “a quali condizioni è possibile esercitare il perdono”, Gesù ha risposto all’odio dei suoi persecutori pregando per loro: “Non solo li ha perdonati, ma continua ad amarli, a volere il loro bene e, per questo intercede per loro. La sua morte diventa vera e propria realizzazione dell’Amore”.
Dal perdono di Cristo “inizia per tutti la nuova giustizia del Regno di Dio”. Così la Chiesa, fedele al suo Signore, continua a “proclamare e diffondere la pace”. Mediante l’evangelizzazione i credenti aiutano gli uomini “a riconoscersi fratelli”, pellegrini sulla terra, tutti incamminati, pur su strade diverse, verso la Patria comune che Dio non cessa di additarci.
La “strada maestra della missione” – ricorda il Papa – è il dialogo sincero, fatto di stima e comprensione dell’altro, ma anche affermazione dei principi in cui si crede, delle verità più profonde della fede, che sono “gioia, speranza e senso dell’esistenza”. Ma il dialogo, condizione irrinunciabile per la testimonianza autentica dell’amore salvifico di Dio, non può essere disgiunto dal perdono, il solo capace di schiudere i cuori, risanare le “ferite” del peccato e della divisione, rendere possibile la comunione. Quindi il Papa invita a pregare assiduamente per le missioni, collaborando con la Chiesa nel mondo intero alla costruzione del Regno di Dio, testimoniando con la vita l’adesione a Cristo, “senza mai vergognarci del Vangelo”.
La Giornata missionaria mondiale, “vera e propria festa della missione”, favorisce la comprensione della vocazione personale e comunitaria e l’aiuto, attraverso i missionari dei “fratelli più piccoli” sparsi nel mondo.
Affidando a Maria, regina delle missioni, l’attività evangelizzatrice della Chiesa, il Papa benedice i missionari e le missionarie sparsi nel mondo, coloro che li accompagnano con la preghiera e l’aiuto fraterno e tutte le comunità cristiane, antiche e nuove.

Proponiamo ora una testimonianza diretta dalle nostre missioni da parte di P. Fabien Muvunyi, parroco di Mbobero, in questi giorni di passaggio in Italia.

Carissimi,

nella mia esperienza pastorale, or sono dieci anni da quando sono stato ordinato prete e lavoro nella Missione di Mbobero, ho scoperto che l’errore fondamentale della nostra società è di non cercare ciò che porta certi giovani allo sbandamento, ciò che li spinge alla delinquenza e a ribellarsi contro di essa senza curarsi della propria vita.

L’altro nome dell’Adozione Scolastica si chiama LOTTA CONTRO L’IGNORANZA, sorgente di tutte le miserie. Un bandito californiano di nome Charlie Chessman diceva in una intervista, alla vigilia della sua morte: “... è infinitamente più facile e più umano cercare di salvare il giovane delinquente che distruggere la sua anima o indurirlo al punto di farlo diventare prima o poi un criminale di professione o un assassino (...).”

Come ben sapete abbiamo tre scuole da 12 a 14 classi ciascuna, tanto per parlare solo della scuola elementare. Due di queste sono costruite in legno: spetta alle termiti di fare il loro lavoro, mentre le lamiere sono sempre portate via dalla prima tempesta della stagione delle piogge. Ma il problema più grave è che più della metà di questi bambini pagano non il salario dell’insegnante, ma piuttosto le conseguenze di queste guerre assurde, fra cui la disoccupazione dei loro genitori. Ditemi, se non ci fosse l’iniziativa dell’adozione scolastica, quale sarebbe l’avvenire di questi ragazzi?

Ecco perché, carissimi amici delle Missioni dei Padri Barnabiti in Africa, vi mando questa lettera di ringraziamento per tutto quello che fate, anche se non riesco a trovare le parole adatte.


Cordialmente vostro P. Fabien, Parroco di Mbobero

Monza, 3 Dicembre 2001

Carissimi Amici,
insieme ai miei bambini del Rwanda vi ringrazio e vi auguro Buon Natale. Agli auguri uniamo la nostra preghiera perché la gioia, la pace e la bontà del Natale restino sempre nei vostri cuori. Inutile ricordare ancora una volta che i bambini sono pieni di gioia perché sanno di poter sempre contare sull'aiuto di voi amici che, con la vostra generosità permettete loro di continuare a frequentare la scuola. Grazie di cuore.
I bambini italiani in questi giorni scriveranno tante belle letterine a Babbo Natale per avere dei regali; qui in Africa moltissimi bambini non hanno modo di scrivere la loro letterina a Babbo Natale, perché non sanno chi è o non sanno scrivere, non avendo mai frequentato la scuola. Allora scrivo io a nome di tutti questi bambini per dare loro il regalo di Natale, chiedendovi di continuare a dare loro la possibilità di frequentare la scuola, per dare vita nuova a questi bambini poveri e abbandonati, donare una speranza per il loro futuro. Gesù a Natale si fa uno di noi e ci invita a non stancarci mai di farci prossimo e di fare del bene.
Il Rwanda, dove mi trovo come missionario, esce da una guerra fratricida che ha causato più di un milione di morti, con tanti altri dolori e sofferenze: divisioni, povertà, vedove ed orfani. Il Rwanda ora deve costruire una sua nuova storia nel perdono e nella riconciliazione per avere pace giusta e duratura. I bambini della scuola della Missione dei Padri Barnabiti in Rwanda sono il Rwanda di domani, ecco l'importanza di dare un'istruzione e di formare una società unita, vincendo ogni divisione. I bambini delle scuole elementari della Missione di Muhura sono circa diecimila e tantissimi altri sono quelli impossibilitati a frequentare la scuola per povertà o perché orfani.
La Missione di Muhura conta ottantamila abitanti con villaggi distanti fino a 25 o 30 Km. Le scuole elementari sono sparse un po' ovunque per evitare ai bambini di fare cinque, dieci o più chilometri a piedi. Questi centri scolastici sono stati costruiti grazie all'aiuto e all'impegno di vari gruppi italiani, ma ora i bambini hanno bisogno di un altro concreto aiuto per poterli frequentare. La gioia dei bambini che hanno già ricevuto questa possibilità sia benedizione per tutti voi, ... ma rimane ancora tanto da fare.....
I Padri Barnabiti di Muhura hanno anche una scuola media e un liceo con 625 alunni interni al convitto, con enormi problemi di vitto, alloggio, materiale scolastico e carenza di professori ... e sono già fortunati. Tanto è stato fatto ma c'è sempre tanto altro da fare perché tanti altri bambini possano avere un quaderno, una penna, un libro, una classe ed un insegnante che li faccia studiare, perché possano essere curati, nutriti e vestiti.
A voi la risposta perché il Natale sia come il primo Natale dell'umanità, dove il Cristo si è fatto tutto a tutti, dove si è fatto povero come noi perché diventassimo come Lui. Vi sono infinitamente vicino, insieme ai miei bambini della mia Missione di Muhura; vi auguro ogni bene, grazie di cuore e cordialissimi saluti, con tantissimi auguri di Buon Natale e di Buon Anno Nuovo.
Con affetto

Padre Mario Falconi, Missionario di Cristo

Monza, 6 Dicembre 2000

Cari amici,
mentre nelle nostre scuole già ci si avvia alla chiusura del primo quadrimestre, e la vita degli studenti scorre normalmente, pur tra le grandi e piccole difficoltà che ognuno incontra sulla sua strada, in Rwanda e Congo l'anno scolastico è appena partito, carico come ormai succede da qualche anno di incognite e di domande senza risposta. In paesi dove le scuole cadono a pezzi senza che nessuno si curi di sistemarle, dove i professori restano per mesi e mesi in attesa di uno stipendio che non viene pagato, dove i bambini sono costretti a procurarsi loro stessi un qualcosa su cui sedersi in classe, essere comunque giunti ad iniziare le lezioni è già di per se stesso un grosso successo. Dalla voce dei Missionari, italiani ed africani che quest'autunno sono stati in Italia per il Capitolo Generale dei Padri Barnabiti abbiamo potuto avere la testimonianza diretta delle difficoltà che la guerra iniziata da ormai più di sei anni ancora comporta per quelle popolazioni, abbiamo ascoltato il racconto delle intimidazioni e dei soprusi che i civili continuamente subiscono da parte delle varie bande armate che imperversano per il Paese, delle privazioni e della povertà che oggi più che in passato affliggono la quasi totalità della gente. Prima di ripartire per le loro missioni ci hanno voluto consegnare la lettera che segue, pregandoci di farci tramite presso di voi del loro senso di riconoscenza per il sostegno materiale nonché spirituale che, anche per lo scorso anno, ha permesso di raccogliere circa 18 milioni di lire che sono state impiegate fino all'ultimo centesimo per consentire a più di 350 bambini poveri di proseguire gli studi. E' una cosa che facciamo ben volentieri, unendoci a loro nel ringraziarvi di cuore e nell'augurarvi ogni bene e felicità per le prossime festività natalizie e per il nuovo anno che sta per iniziare.

Gruppo Missionario Carrobiolo Monza
 

Carissimi amici,
siamo molto felici di dirvi ancora una volta il nostro grazie di fronte alla vostra premura nei confronti delle necessità di questo paese dove Dio ci ha chiamati a portare la sua Parola, che è parola di pace e di giustizia; parola che non troverà mai un posto dove porre la sua tenda finché gli uomini non potranno credere all'amore quale stile di vita per ogni giorno, per ogni attimo. Le vostre adozioni a distanza sono segno della vostra fede, della vostra carità del "si" che avete detto al Signore nella speranza che il mondo possa veramente un giorno essere diverso, essere Regno di Dio che si sviluppa e fruttifica sulla terra laddove qualcuno abbia il coraggio di vivere sul ritmo del cuore di Dio e della sua dedizione. Siamo vicini al Santo Natale: l'occasione più bella che il tempo segnato dalle feste liturgiche ci possa offrire: è tempo di speranza, di salvezza: è tempo di accogliere amore e di donarlo una volta ricevuto dalle braccia del bimbo di Betlemme: questa danza dell'amore diventa missione: è l'unico scopo della missione!
Il vostro gesto di dedizione e di attenzione alle situazioni di povertà diventa in questa terra segno dell'amore di Dio.
Ci scambiamo gli auguri di Natale sicuri di avervi sempre vicini come noi a voi nella preghiera e nel ricordo.


BUON NATALE E BUON ANNO NUOVO A TUTTI DAI MISSIONARI BARNABITI

Monza, 3 Aprile 2000

Dal Rwanda ...

Giorno di festa al "S. Vincenzo de Paul" a Kigali: si distribuiscono i diplomi di Stato. Tra gli studenti che coronano il loro ciclo di studio secondario, guardo commosso i cinque che hanno terminato con successo i loro studi e il pensiero vola a tutti i benefattori che hanno permesso loro di vivere questo giorno. Tre giovani proseguiranno i loro studi, due si inseriranno nella vita sociale del Paese. Stessa cerimonia, anche se meno ufficiale, in tre scuole elementari per ventisette bambini che ricevevano la pagella che dava loro la possibilità di passare alla classe superiore. Anche a loro, dopo la festa, ho ricordato l'impegno preso di continuare a ringraziare con il loro ricordo spirituale e quotidiano i benefattori che li avevano aiutati versando la loro quota al Gruppo Missionario di Monza. Giorni di festa per giovani e bambini, resi possibili da tante persone che nel silenzio e nel sacrificio operano perché‚ a tutti sia data la possibilità di costruire un mondo più giusto, più bello e più fraterno. Alla loro preghiera unisco la mia per tutti voi con l'augurio che l'anno che stiamo vivendo vi sia di grande consolazione. E' in più doveroso per me e per tutti noi che lavoriamo in queste terre dirvi ancora una volta il nostro GRAZIE, anche se è ben poca cosa in confronto della ricompensa riservatavi dal nostro comune Datore di lavoro, il Signore Gesù.
Con stima, simpatia e affetto

P. Giovanni M. Sala


.. e dal Congo

Institut Kitumaini
Ex College Saint Paul - Bukavu
Republique Democratique du Congo


Cari amici, è di tutto cuore che mi rivolgo a voi per il tramite del Padre Gianfranco Pessina per esprimervi la nostra gioia, la nostra simpatia e la nostra gratitudine per il gesto d'amore che avete manifestato nei nostri riguardi. Abbiamo ricevuto una busta contenente 3.000 $, poi altri 1.200 $. Quale grazia! Molti di noi potranno così ancora per il prossimo anno continuare gli studi. Grazie a voi e ad alcune persone di buon cuore che ci stanno aiutando a costruire alcune case per i nostri professori le prospettive per il futuro ci appaiono migliori e non disperiamo più di riuscire nel nostro intento. Siamo un'istituzione scolastica cattolica formata da 20 classi, con un effettivo di 650 alunni e 50 tra professori e personale amministrativo. La scuola avrà presto mezzo secolo di esistenza. Dispone ora di 3 abitazioni, delle quali 2 abitate da personale amministrativo e 1 da due famiglie di insegnanti. Comprenderete che la situazione è abbastanza incerta e che le prestazioni dei professori ed il rendimento degli studenti ne soffrono. La situazione socio-economica del nostro Paese ha peggiorato le nostre condizioni di vita, costringendo così molti professori a cercare un'esistenza migliore nei Paesi vicini. Ma questa fuga non coinvolge gli insegnanti che dispongono di una casa, che non si muovono, sentendosi liberi dai costi per l'affitto, l'energia elettrica ecc., nonostante il loro stipendio non venga pagato da più di tre anni. Quello delle case per i professori è per noi un progetto a lungo termine, e noi chiediamo agli uomini di buona volontà come voi di essere il nostro sostegno e la nostra capacità di riscatto per ciò che possono. Il Signore li ricompenserà al centuplo. Con la speranza che non ci dimentichiate mai, vi sono profondamente riconoscente, auguri di buona salute a tutte le vostre famiglie. Un buon e felice Anno Giubilare.
Per la Comunità dell'Istituto Kitumaini

Balola Muderhwa, Prefetto degli studenti

A tutti i più cordiali Auguri di Buona Pasqua!

Monza, 10 ottobre 1999

Cari amici,
dopo il riposo estivo un nuovo anno ci si presenta davanti, con le sue incognite e con le sue promesse, ed ancora una volta ci rivolgiamo a voi per poter proseguire in questa iniziativa di adozione agli studi per i bambini africani.
Crediamo che, per una volta, al di là di ogni possibile discorso valgano le parole di chi vive in prima persona le problematiche e il disagio di un popolo che ancora non ha trovato una sua dimensione di pace e di convivenza tra le innumerevoli anime presenti al suo interno. E' Padre Fabien Muvunyi, congolese e Parroco di Mbobero in Congo, il quale, per poter continuare ad offrire un po' di istruzione ai bambini della sua Parrocchia ha dovuto costruire, oltre alla scuola, anche le case per i professori, dal momento che lo Stato non è in grado di dare a questi suoi dipendenti né l'alloggio né il salario. Con discrezione egli ci informa dell'avanzamento dei lavori e ci chiede di fare da tramite perché non manchi un aiuto che consenta di portare a termine quanto faticosamente iniziato.
Allegato a questa circolare troverete il bollettino di C/C postale che siamo soliti inviarvi in autunno, all'inizio dell'anno scolastico, e che vi preghiamo di utilizzare per l'invio del vostro contributo, specificando come versante lo stesso nome a cui la presente circolare è inviata.
Tale bollettino non è da considerare una nuova richiesta di contributo nei confronti di chi, specialmente nuovo aderente, abbia già effettuato il suo versamento per l'anno 1999-2000.
Ringraziandovi per l'attenzione e per l'amicizia che continuamente ci dimostrate, vi porgiamo i nostri più cordiali saluti.

Gruppo Missionario Carrobiolo Monza


S. Matteo, 21/09/1999

Mio carissimo Angelo,
come lo deduci da questa fotografia, ecco in corso i lavori di costruzione della casa dei professori. Purtroppo, non possiamo andare al di là di quanto possiamo per il momento.  I nostri occhi sono sempre rivolti verso i nostri benefattori perché ci diano la mano per portare a termine l'opera quanto mai benefica che hanno iniziato.
Spero che rimarrai il nostro interprete presso coloro a cui è rivolta la nostra profonda riconoscenza; anche se non si trovano altre parole per esprimere assai la nostra gratitudine.
Inoltre non so se sarò troppo esigente nel caso in cui ricordassi le rette scolastiche per gli scolari da voi adottati, essendo già aperte le porte delle scuole.
Il Dispensatore di ogni bene risponda ben al di là delle vostre attese!

Cordialmente,

P. Fabien Muvunyi, Parroco di Mbobero

Monza, 23 Marzo 1999

Carisssimi amici,
nell'imminenza delle festività pasquali, vi inviamo questa nostra circolare perché desideriamo vi giungano forte il grido di riconoscenza e il sentimento di amicizia che i Padri missionari, i loro collaboratori e tutti i bambini e le famiglie delle loro parrocchie incessantemente ci fanno giungere e ci confermano nelle loro lettere.
In particolare riportiamo le parole di Padre Mario Falconi, il quale, dopo aver ringraziato calorosamente tutti per il sostanzioso contributo che annualmente gli permette di aiutare alcune centinaia di bambini della sua grande parrocchia di Muhura, in Rwanda, ci ricorda che forse più importante del "dono" del denaro sono i "doni" della preghiera e della solidarietà. Questi ultimi sono infatti doni potenti, che permettono a moltissime persone, provate dalla recente guerra e dalla miseria, di trovare nuove motivazioni ed energie che li spingano ad un riscatto morale oltre che materiale, nella realizzazione di un avvenire migliore per sé e per i propri figli. Da qui l'invito perché la Pasqua ormai prossima sia veramente passaggio da un atteggiamento di indifferenza e di malcelata sopportazione ad una nuova vita di solidarietà e di condivisione.
Non diverso è il tono delle parole di Padre Gianfranco Pessina, di Padre Fabien Muvunyi e di Padre Maurizio Coletti, il quale ultimo sarà (forse) tra noi nelle prossime settimane, dopo aver rinviato di oltre un anno il suo periodo di riposo in Italia, a causa della difficile situazione della sua parrocchia congolese, interessata da una strisciante guerra civile che sta rendendo ancor più precario il lavoro dei Missionari. Anche da qui giungono parole di amicizia e di ringraziamento per questa iniziativa "Adottiamo agli Studi un Bambino Africano", perché in questo periodo in cui lo Stato congolese è stato assente nel campo dell'educazione e dell'istruzione, e l'anno scolastico ufficiale nella regione dei Grandi Laghi non è neppure cominciato, solo il contributo privato della nostra e di altre simili iniziative ha permesso di supplire in parte al bisogno di istruzione e di normalità dei bambini e dei ragazzi di quest'angolo di Africa. Da parte loro un forte abbraccio a tutti voi ed un grazie, uniti ad un altrettanto forte invito a proseguire con un sempre più motivato entusiasmo.
A queste voci si unisce infine quella di Padre Giovanni Sala. Dalla sua casa di accoglienza di Kigali (Rwanda), insieme ai seminaristi da lui seguiti ed ai bambini della periferia della capitale rwandese che egli, grazie anche ai fondi da noi raccolti, riesce a strappare alla strada, ci invia una riflessione sui tempi che la Chiesa si appresta a vivere. Ci avviamo infatti a grandi passi verso il grande Giubileo dell'anno 2000, che è anche l'ultimo anno del millennio che stiamo vivendo. La Chiesa convoca tutti gli uomini di tutte le razze, di tutti i colori, di tutti i Paesi per celebrare, attraverso la conversione dei cuori, il secondo millennio della nascita di Gesù, Salvatore di tutti gli uomini. In tale occasione Papa Giovanni Paolo II si è fatto promotore, insieme a varie organizzazioni umanitarie, di un appello rivolto ai governi più ricchi del pianeta, affinché sia cancellato il debito estero che soffoca le economie di molti dei Paesi del terzo mondo. Anche noi siamo chiamati a condonare ad altri l'ingiusto debito, frutto spesso di sopraffazione e di ricatto, affinché tutti, al di là di sterili millenarismi, di isterismi di massa, di chiusure ed egoismi dettati dalla paura, ci si possa affacciare al nuovo secolo che verrà con un nuovo, limpido sguardo, aperto al futuro e alle sue sorprese ed opportunità.
Con questi sentimenti, giungano a tutti i più cordiali e sinceri auguri di Buona Pasqua nel Signore Risorto.

Gruppo Missionario Carrobiolo

Monza, 28 Settembre 1998

Cari amici,
Come sempre ad ogni inizio anno ci è gradito riincontrare tutti voi che già da tempo seguite la nostra iniziativa "Adottiamo agli studi un bambino africano", dando nello stesso tempo il benvenuto a tutte quelle persone che si sono aggiunte ultimamente a questa piccola schiera di "benefattori" (come dicono i Missionari) o più semplicemente di "amici" come noi preferiamo chiamarvi. La situazione delle Missioni che noi seguiamo in Rwanda e Congo è ancora stazionaria, nel senso che il lavoro dei Missionari prosegue, anche se l'incertezza che regna sovrana impedisce lo sviluppo di iniziative di ampio respiro, e tutto ciò che si può fare è il cercare di portare avanti nel migliore possibile dei modi la quotidianità. Ultimamente in Congo le cose sembravano dover precipitare di nuovo nel caos, con la rivolta dei Banjamulenge e l'intervento militare dei Paesi vicini, ma ora un minimo di ordine sembra essere ritornato, anche se nessuno sa dire come evolverà la situazione nelle prossime settimane o mesi.
E' però così per ora saltato il rientro in Italia di Padre Maurizio Coletti, Missionario in Congo, il quale ha preferito rimanere al suo posto in Parrocchia, non essendo certo di poter rientrare nel Paese una volta lasciatolo. Questo ci ha un po' spiazzato perché contavamo su di lui per avere notizie fresche da comunicarvi con questa circolare, ma l'appuntamento è solo rimandato, e speriamo di poterlo avere tra di noi entro il Natale e di farvene resoconto già nella prossima lettera.
Nel frattempo vi trasmettiamo i ringraziamenti e una delle fotografie giunteci da Muhura - Rwanda da parte di P. Mario Falconi, il quale prosegue attivissimo nella "ricostruzione" materiale oltre che morale della sua vasta Parrocchia, anche approfittando del fatto che la situazione qui è notevolmente più calma che non nel vicino Congo.
Augurandoci quindi di potervi quanto prima dar conto delle attività e dei progetti che i Missionari hanno senz'altro già in programma, e di come proceda il lavoro nelle scule e nelle Parrocchie, vi inviamo i nostri migliori saluti.

Gruppo Missionario Carrobiolo Monza


Muhura, 27 Luglio 1998

Carissimi,
i bambini poveri ed orfani della mia Missione vi sono grandemente riconoscenti e pregano ogni giorno per voi. Questi bambini sono ora un po' più contenti e provano la gioia di poter frequentare la scuola per avere un posto nella società, un lavoro ed una vita serena e giusta.
Non vi parlo a lungo, ma le poche fotografie che invio vi dicono come questi bambini vi sono vicini con la preghiera, con il cuore e tanto affetto. Non  dimenticate ciò che vi dice Gesù: "Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me".
Dovete sapere che ci sono tanti altri bambini che non possono frequentare le scuole elementari, poiché sono impegnati nei lavori domestici e nei campi. Anche questi bambini hanno diritto ad un avvenire tranquillo e ad avere il necessario per la vita. Quindi abbiamo creato per loro dei centri di alfabetizzazione che essi possono frequentare due volte la settimana per quattro anni, per avere una formazione intellettuale che permetta loro di leggere e scrivere e sbrigare le incombenze più necessarie nella vita e non essere messi da parte.
Vi spero tutti bene e vi auguro buon lavoro, con infinite grazie e cordialissimi saluti.
 

Mario M. Falconi, Missionario di Cristo

Monza, 10 gennaio 1998

Carissimi amici,
vorremmo aprire questa lettera con un cordiale augurio da parte nostra per l'anno che è appena iniziato, unitamente a quello dei Padri delle Missioni di Kigali, Muhura e Birava che ci assicurano il loro costante ricordo e la loro preghiera per noi e le nostre famiglie. Un grazie e un saluto particolare è rivolto in particolare ai "nuovi arrivati", e cioè a tutte quelle persone che si sono unite a noi negli ultimi mesi, augurandoci che questa esperienza, al di là delle limitazioni dovute alla difficile situazione odierna, possa esserci sempre di aiuto per "crescere" nell'amore, migliorando la nostra capacità di comprendere e di confrontarci con i grandi problemi dell'umanità, della sofferenza e della miseria.
Per questo vorremmo anche offrire come spunto di riflessione alcune considerazioni di Padre Giovanni Sala, missionario a Kigali - Rwanda, il quale, analizzando la difficile situazione di questo Paese, offre una prospettiva di "liberazione" che ha una valenza universale.

Costruttori o consumatori di pace?

Da quando i rifugiati del Burundi, della Tanzania e dello Zaire sono rientrati nel Paese, ci si trova di fronte a grossi problemi che possiamo così riassumere:
1. Il problema della sicurezza. Coloro che sono scampati al genocidio e ai vari massacri, hanno visto rientrare i "responsabili della morte" dei loro congiunti ed amici. Alcuni resistono difficilmente al "demonio" della vendetta e, in alcuni casi, testimoniano anche il falso per interessi personali. Rimane poi sempre la "provocazione" di coloro che si sono macchiati di genocidio e massacri e che sanno che non hanno più niente da salvare.
2. Il problema delle case. Gli scampati al massacro del 1959, rientrati in Rwanda dopo la vittoria dell'APR occupano oggi le case di coloro che sono fuggiti in Tanzania, Zaire o altrove. Ora che questi sono rientrati, gli scampati del '59 devono in principio consegnare le case ai loro proprietari. E il tutto non è privo di scontri. Gli uni invocano il loro diritto alla proprietà privata, gli altri il loro diritto di essere risarciti delle loro case distrutte nel '59 o durante gli infelici avvenimenti dell'Aprile 1994.
3. Il problema della proprietà. Alcuni vecchi rifugiati hanno occupato e gestiscono le proprietà dei nuovi rifugiati. Ora che i nuovi rifugiati sono rientrati dovrebbero ricuperare le loro terre e rimetterle in valore. E qui si apre il problema di trovare terre coltivabili per i vecchi rifugiati. Per risolvere questo problema, il Governo pensa ad una riforma agraria che dovrà marciare insieme a quella dell'"abitato".
4. Il problema dell'alimentazione. Con tutti questi movimenti di massa, una grande parte della popolazione non è ancora sufficientemente stabile per darsi ai lavori produttivi. E ciò significa che si deve ancora contare sulla generosità di Organismi di aiuto alimentare almeno fino al prossimo raccolto.
5. Il problema della giustizia. Le prigioni traboccano di prigionieri e il loro numero è aumentato con il ritorno di coloro che si sono macchiati di genocidio e massacri. I processi sono già iniziati. Ma come e quando termineranno i processi di centinaia di migliaia di prigionieri?
E' in questo contesto che la Chiesa del Rwanda deve annunciare il suo messaggio di riconciliazione. Annunciare la riconciliazione, credo, sia aiutare, in nome del Vangelo, a un "ritorno interiore" che faccia dei rwandesi degli uomini nuovi, capaci di ricostruire la Pace e la Fraternità.
Una Missione tanto ardua quanto esaltante. E' solo così, però, che la Pace troverà la sua dimora in Rwanda.


Monza, 7 ottobre 1997

Cari amici,
anche per quest'anno la stagione estiva è ormai alle spalle e, nell'augurarci che il periodo di riposo appena concluso possa permettere a tutti noi di ritornare alle proprie attività con rinnovato vigore e freschezza di energie, pensiamo si presenti l'occasione propizia per fare il punto su come è proseguito il nostro progetto nello scorso anno.
Sicuramente tutti ricorderete gli avvenimenti che durante lo scorso inverno e in primavera hanno travagliato l'ex Zaire, avvenimenti che hanno inciso profondamente anche sull'attività dei nostri Missionari di Birava e Mbobero che, solo superando gravi difficoltà, sono riusciti a restare al loro posto nelle Parrocchie e a concludere, anche se con qualche ritardo, l'anno scolastico.
Ora, superata la fase acuta dell'emergenza, si prospetta un lungo periodo di lavoro faticoso e "sotterraneo" per ricucire gli strappi provocati dalla guerra e poter giungere al più presto ad una situazione di "normalità" che permetta di riprendere a pieno ritmo le iniziative pastorali, caritative ed educative.
L'esperienza di quanto accaduto pochi anni fa in Rwanda insegna però che questo è un processo molto lungo, che deve necessariamente procedere per gradi, dal momento che le ferite da sanare sono molto profonde, e quindi occorreranno da parte di tutti grande pazienza e determinazione nel perseguire l'obiettivo della completa pacificazione, anche quando sembrerà che tutti gli sforzi compiuti non siano ancora sufficienti allo scopo.
Per quanto riguarda la nostra iniziativa "Adottiamo agli studi un bambino africano", ancora una volta dobbiamo sottolineare la grande disponibilità e generosità di tutti coloro che hanno sin qui aderito. Oltre a quanti partecipano a questo programma fin dalla sua nascita, e sono ormai trascorsi una decina di anni, sono numerose le persone che ogni anno si aggiungono a questa schiera, consentendo ai Missionari di aiutare ogni anno un numero sempre maggiore di bambini.
E' così che anche per l'anno scolastico 1996-1997 abbiamo potuto raccogliere una somma superiore ai 20.000.000 di Lire, completamente impiegata per coprire le spese scolastiche di bambini appartenenti alle Parrocchie di Birava e Mbobero nell'ex Zaire e di Muhura in Rwanda. A queste che, sin dall'inizio sono state le destinazioni dei fondi raccolti, si è poi aggiunta negli ultimi anni anche la casa di accoglienza di Kigali (Rwanda) che, pur non essendo Parrocchia, è un importante riferimento nella capitale rwandese per molti studenti poveri e bisognosi. Responsabile di questo centro è ancora una volta Padre Giovanni Sala, che di tutta l'iniziativa di adozione agli studi è stato l'ideatore nonché il primo animatore e che, anche dalla sua nuova destinazione, non ha mai mancato di farci pervenire il suo appoggio ed il suo incoraggiamento, unitamente a tutti quei consigli che la sua decennale esperienza sul posto gli suggerisce
Allegato a questa circolare troverete il bollettino di C/C postale che siamo soliti inviarvi in autunno, all'inizio dell'anno scolastico, e che vi preghiamo di utilizzare per l'invio del vostro contributo, indicando come versante la persona a cui la presente circolare è inviata.
Tale bollettino non è da considerare una nuova richiesta di contributo nei confronti di chi, specialmente nuovo aderente, abbia già effettuato il suo versamento per l'anno 1997-1998.
Ringraziandovi per l'attenzione e per l'amicizia che continuamente ci dimostrate, vi porgiamo i nostri più cordiali saluti.

Gruppo Missionario Carrobiolo Monza

Muhura, giugno 1997

Carissimi,
mi sento in dovere di darvi qualche notizia sul lavoro che svolgiamo alla missione di Muhura, in Rwanda, perché puntualmente e generosamente mi venite incontro e mi date una mano per aiutare i bambini poveri e orfani a frequentare la scuola elementare. Lascio a voi immaginare la gioia di questi bambini nel ricevere il frutto della vostra solidarietà.
Vi scrivo con il cuore in mano, ringraziandovi a nome di tutti i bambini assistiti e promettendo fervide preghiere per tutti voi. Dovete sapere che i bambini delle elementari alla mia missione sono più di diecimila e circa cinquemila sono nella più misera povertà, o perché orfani o perché impoveriti a causa della guerra che continua a creare dolori, sofferenze e povertà. La missione di Muhura conta ottantamila abitanti, di cui trentamila sono cristiani cattolici. Nel 1996 hanno ricevuto il Battesimo, dopo quattro anni di preparazione, 2250 adulti e bambini delle elementari. Vi sono stati poi un migliaio di Sante Cresime, 600 Prime Comunioni e 200 benedizioni di Matrimoni. Queste statistiche vi possono dire un po' del nostro lavoro missionario e sociale. Nell'anno 96-97 abbiamo distribuito le vostre offerte a centinaia di bambini per comprarsi il necessario per frequentare la scuola, come una penna, una lavagnetta, un quaderno, l'uniforme e le tasse scolastiche.
La missione di Muhura è nel territorio di quattro comuni e, poiché faccio parte del Consiglio di Sviluppo Scolastico, nel Consiglio Comunale per l'anno 97-98 abbiamo deciso di chiedere anche al Ministero dell'Istruzione rwandese aiuti per il materiale scolastico, in particolare per comprare banchi, costruire nuove aule e ristrutturarne altre demolite dalla guerra.
Il bene da compiere é sempre tanto, e ci affidiamo sempre alla vostra generosità. Il Padre Semeria, il grande apostolo degli orfani dopo la prima guerra mondiale diceva: "A fare il bene non si sbaglia mai... Date quello che non potrete conservare sempre, per ottenere quello che non potrete perdere mai". Gesù ci dice: "Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me".
Siamo nell'anno di Cristo, Unico Salvatore del mondo per arrivare all'anno 2000 con un mondo nuovo, liberi da ogni male e paura. Tutto è Cristo per noi. Cristo bisogna conoscerlo, amarlo e viverlo nelle dimensioni della Fede, della Speranza e soprattutto della Carità. In questo modo ci sentiamo molto vicini a Cristo che è venuto al mondo per dare la sua vita per noi uomini e per la nostra salvezza. Ai nostri amici, salute, pace e un forte desiderio di dare un po' di gioia a chi è nel dolore, nella povertà e nell'ignoranza. Continuate nel vostro impegno con tenacia, senza mai venire meno, perché è con l'istruzione che i poveri riusciranno a vincere il loro stato di miseria.
Non mancate di pregare per noi e per la pace in Rwanda. Con grande riconoscenza ringrazio, benedico, prego e cordialmente saluto, sempre con grande affetto vi ricordo.

Monza, 26 giugno 1997

A tutti voi amici, che anche quest'anno ci avete assicurato il vostro appoggio e che seguite sempre con interesse le vicende di questi bambini che anche da voi dipendono per avere, almeno in parte una speranza di un futuro migliore, sono dedicate queste parole inviateci da Padre Mario Falconi, uno dei due Missionari, con Padre Giovanni Sala, che distribuiscono in Rwanda i fondi raccolti con la nostra iniziativa. Come traspare dalla sua lettera, la situazione e tutt'altro che normalizzata, ma rende almeno possibile una parvenza di tranquillità ed il proseguimento di una attività quasi regolare. Di tutt'altro tipo è la situazione delle parrocchie dello Zaire, ora tornato a chiamarsi Congo, dove operano P.Gianfranco Pessina e P.Maurizio Coletti. Qui l'incertezza è ancora sovrana, le attività, compresa quella scolastica, soffrono per gravi ostacoli o sono comunque in uno stato di grande precarietà. Inoltre le comunicazioni sono molto difficoltose, e solo saltuariamente si riesce ad avere qualche notizia diretta. Nei pochi contatti avuti sinora con questi missionari, siamo riusciti a capire che la prudenza consiglia loro di attendere ancora qualche tempo, affinché la situazione si calmi un po'... In questi frangenti però le necessità sono ancora più pressanti, la povertà ancora più pesante, per cui i Missionari ci chiedono di non abbandonarli proprio ora, anche se non riescono ad essere più presenti in mezzo a noi con loro notizie. Certi della vostra comprensione, e ringraziandovi ancora per quanto avete fatto e farete, vi diamo appuntamento ad una prossima circolare, sperando di potervi dare per allora notizie più certe.
A tutti buone vacanze.

Gruppo Missionario Carrobiolo Monza

Monza, 1 dicembre 1996

Carissimi,
eccoci nuovamente a voi per darvi un aggiornamento sulla prosecuzione del nostro progetto di adozione agli studi di bambini zairesi e rwandesi. Purtroppo, come starete certamente seguendo in questi giorni alla radio, alla televisione o sui giornali, le notizie che arrivano da questi Paesi non sono per nulla rassicuranti. La guerriglia in corso nella regione del Kivu, attorno alle città di Uvira, Goma e Bukavu, coinvolge direttamente le Parrocchie e le Missioni in cui operano i Padri Barnabiti e, sebbene non si abbiano notizie di attacchi diretti contro le varie Missioni, il clima di grande incertezza che si è creato impedisce di portare avanti con regolarità le attività di insegnamento e di evangelizzazione. Le varie fazioni in lotta, siano esse l'esercito regolare zairese, i ribelli Banyamulenge o i Mulelisti, spalleggiati dalle nazioni confinanti e, indirettamente, dalle varie potenze mondiali, si stanno contendendo una regione strategica per la sua posizione geografica quale crocevia del commercio e per le sue notevoli ricchezze minerarie. Tutti, indistintamente, questi opposti schieramenti esercitano pressioni sulla popolazione locale, saccheggiando e requisendo ogni cosa a loro piacimento, strumentalizzando ed usando inoltre come arma di ricatto le decine di migliaia di profughi rwandesi che ancora si trovano nella zona. Ciò nonostante, le varie congregazioni religiose che operano in questa regione, e fra esse anche i Barnabiti, hanno scelto di rimanere al loro posto, contro il parere delle Ambasciate dei rispettivi Paesi e seppure a ranghi ridotti al fine di testimoniare in prima persona la propria solidarietà alla popolazione locale, ma anche per assumere il ruolo di "osservatori esterni" che, pur praticamente isolati nelle proprie abitazioni, a causa delle grandi difficoltà di movimento e di comunicazione con il resto del mondo, rappresentano un elemento di disturbo e di denuncia di eventuali sopraffazioni commesse ai danni dei diritti della popolazione civile. Al momento in cui queste righe vengono scritte, la situazione è di calma apparente, dopo la prima fase di scontri e di saccheggi, anche se diversi segnali fanno intendere che essa potrebbe precipitare da un momento all'altro.
Non molto migliore è la situazione del Rwanda che, anch'esso in un clima di calma apparente, vive tuttora in grande incertezza, sia politica che economica. Mentre nelle città, come Kigali, in cui si trova P.Sala con due volontari, le attività hanno preso un loro ritmo di relativa normalità, nelle periferie e nelle campagne regnano ancora il disagio e d il sospetto, e le notizie di delazioni e di scomparse nel nulla di persone sono all'ordine del giorno. A Muhura, P.Falconi ha potuto riprendere le sue attività, e si sta adoperando per portare alla piena funzionalità le strutture danneggiate dalla guerra. In particolare, in questo momento, l'obiettivo primario è la costruzione di un "internato" per dare un tetto alle decine e decine di studenti delle scuole superiori che attualmente sono alloggiati in maniera precaria in alcuni vecchi locali della Parrocchia, aule scolastiche e mensa comprese. Sempre a Muhura è ripreso il lavoro delle Suore Oblate che hanno di nuovo aperto la loro infermeria ed il reparto di maternità. La grossa incognita è rappresentata dal rientro forzato delle centinaia di migliaia di profughi dallo Zaire. A parte le difficoltà derivanti dal rientro di una tale massa di persone in un lasso di tempo così ristretto, non è ben chiaro cosa accadrà quando questi profughi torneranno alle loro vecchie case e le troveranno occupate da altre persone che sono qui giunte nel '94, provenienti da Burundi, Tanzania e Uganda.
Speriamo di poter dare entro breve tempo notizie più dettagliate e più rassicuranti, e nel frattempo chiediamo a tutti di unirci nella preghiera affinché le sofferenze di questi popoli possano avere fine al più presto.
Nell'augurarvi un Buon Natale ed un sereno 1997, ricordiamo, per chi non lo avesse già fatto, che la quota annuale può essere versata sul CCP 30064208 per mezzo del bollettino inviatovi con la precedente circolare.
A tutti ancora un ringraziamento e arrivederci a presto.

Gruppo Missionario Carrobiolo Monza

Monza, 7 ottobre 1996

Cari amici,
eccoci nuovamente con voi in occasione dell'inizio di un nuovo anno scolastico, dopo il periodo estivo che ci auguriamo sia stato per tutti occasione per vivere in serenità dei giorni di meritato riposo. Nei mesi di luglio e agosto è stato in Italia anche P.Mario Falconi, parroco di Muhura-Rwanda, tramite il quale gran parte delle somme raccolte dall'iniziativa "Adottiamo agli studi un bambino africano" viene distribuita ai diretti beneficiari. Prima di tornare alla sua Missione, il Padre ha voluto consegnarci questa lettera per ringraziare direttamente tutti voi perché, come sempre ci ricorda, ben poco potrebbe essere realizzato senza l'aiuto costante e generoso di chi, anche se non presente sul posto, è comunque partecipe, sostegno e stimolo del lavoro dei Missionari. A lui la parola ora, non prima però di avere aggiunto al suo anche il nostro personale ringraziamento.

Gruppo Missionario Carrobiolo Monza


Milano, 12 agosto 1996

Carissimi amici,
sto ultimando di compilare una lista dei bambini delle elementari aiutati da voi, cari benefattori e amici di "Adottiamo agli studi un bambino africano". Questi bambini sono più di un migliaio. Molti di quelli che erano stati adottati in precedenza con la relativa fotografia sono morti o comunque dispersi, ma parecchi sono ancora qui e frequentano ancora la nostra scuola. Il bene che fate a questi bambini è grande e nobile.
Quando vedo sorridere, contenti e soddisfatti i bambini da voi adottati, penso a voi e penso che la vostra carità, la vostra generosità colmerà di grazie divine e benedizioni i vostri cuori e le vostre famiglie.
I bambini hanno chiuso l'anno scolastico alla fine di luglio ed avranno due mesi di vacanza. Molti di questi bambini che hanno terminato la sesta elementare avranno la possibilità di continuare gli studi alle scuole medie della Missione di Muhura. Le scuole medie e superiori hanno iniziato l'anno scolastico nel marzo '96 e termineranno in novembre '96. Tutto questo disordine è stato causato dalla guerra. Le sofferenze e i dolori causati dalla guerra sono sempre tanti. Gli orfani in parrocchia sono 4840 e le vedove sono 2912. Lascio a voi immaginare la povertà e i bisogni materiali per questa povera gente.
Insieme al problema per far studiare un bambino c'è anche l'altro che possa avere un luogo dignitoso per poter studiare e seguire i corsi scolastici con tranquillità e serenità. In questo dopo guerra, siamo impegnati alla Missione di Muhura in Rwanda per la ricostruzione delle scuole elementari e per procurare materiale scolastico. I bambini della Missione esprimono la loro gratitudine per mezzo mio. Ciascuno di voi è presente nelle loro preghiere. Ora alla Missione abbiamo pure 450 ragazzi delle medie che alloggiano come in un convitto provvisorio nei locali delle elementari, trasformati in dormitori, refettorio e cucina, in attesa della costruzione di un nuovo convitto. Una situazione che, a pensarci, mi fa sempre più riflettere, è che a noi in Europa non manca nulla, eppure non siamo contenti; invece alla Missione di Muhura i bambini non hanno niente eppure sono contenti.
Vi scrivo questa lettera mentre mi sto preparando per rientrare alla mia Missione, contentissimo di poter riprendere il lavoro perché ci siete voi a darmi una mano. Spero presto di scrivervi notizie riguardo ai ragazzi da voi adottati. Dio vi benedica e vi ricompensi.
Cordialissimi saluti a tutti. Grazie ancora di tutto quello che avete fatto e vorrete continuare a fare per i bambini di Muhura. Un saluto da parte dei bambini che, pur non conoscendovi, sanno chi ringraziare e per chi pregare.
Vi auguro ogni bene.

Mario M. Falconi, Missionario di Cristo

Monza, 28 giugno 1996

A conclusione di questo anno scolastico, desideriamo ringraziare di cuore quanti sono stati vicini e hanno sostenuto con la loro generosità l’iniziativa “Adottiamo agli studi un bambino africano”. Forse nessuno lo può fare meglio di P.Giovanni Sala, che di questa iniziativa è stato l’ispiratore, e che in questi anni ha vissuto in Rwanda e con la gente del Rwanda, la quotidianità della vita, l’orrore della guerra ed ora la speranza di un futuro di pace e di sviluppo. Speriamo e preghiamo anche noi con lui, perché in futuro si possa sempre meno parlare di morte e distruzione, e perché l’unica guerra che ancora venga combattuta dal genere umano sia quella contro l’inuguaglianza, la povertà, la fame, le malattie, la mancanza di istruzione. A tutti un sentito augurio per un buon periodo estivo e per una serena vacanza.


PER RIDARE UN SORRISO E UNA SPERANZA

"Le atrocità e gli orrori visti e vissuti dai bambini non hanno precedenti ... ", è così che si legge nel rapporto impressionante messo a punto dall’UNICEF riguardante la situazione dei bambini in Rwanda. Ecco alcune statistiche:
300.000 hanno perso la vita durante i massacri del 1994;
100.000 sono stati separati dalle famiglie;
300.000 sono rimasti orfani;
1.600 sono a tutt’oggi detenuti nelle prigioni, accusati di aver preso parte al genocidio;
l’80% degli scampati ai massacri ha dovuto nascondersi per sopravvivere;
il 16% ha dovuto nascondersi mescolandosi addirittura ai cadaveri e fingendo di essere morti.
Quasi nessuno dei sopravvissuti è riuscito a sottrarsi a orrende visioni di morte, dalle quali sono usciti traumatizzati e, molti, ancor oggi, sono incapaci di ridere o sognare.
Nessuno può rimanere indifferente davanti ai bambini, nessuno può accettare di leggere sul viso di questi bambini la paura del futuro, nessuno può accettare il timore di questi bambini di non poter raggiungere mai l’età adulta.
E’ per tutto questo che noi crediamo sempre di più all’iniziativa delle adozioni a distanza come opportunità che ci viene offerta di esercitare lo spirito di fraternità a bambini indifesi e a giovani vittime di colpe altrui. E’ un umile servizio di amore, questo, senza egoismi, ma con tanto realismo e generosità. Con l’adozione a distanza non si sradica il bambino dalla sua cultura, ma gli si consente anzi una solida formazione per ritrovare il sorriso perduto e affrontare domani più efficacemente i gravi problemi della sua terra. I Missionari Barnabiti del Rwanda e dello Zaire ringraziano in modo particolare tutti i gruppi e le singole persone che fanno riferimento al Gruppo Missionario di Monza e all’”Associazione Solidarietà S.Francesco” di Lodi, e che hanno fatto sì che in questi ultimi 10 anni più di 4.000 bambini e giovani abbiano potuto terminare gli studi primari (90%) e gli studi secondari (10%). Da statistiche rilevate nel “Rapporto sullo Sviluppo Umano n°.6, Undp, Rosenberg & Sellier 1995” leggiamo che “... dal 1960 al 1991 è raddoppiata la percentuale netta di iscrizione al primo livello scolastico, mentre l’iscrizione al livello secondario è triplicata (dal 13% al 38%). Resta da percorrere ancora tanto cammino, ma forte è la nostra volontà e la nostra speranza, convinti più che mai che è soprattutto con l’istruzione che i Paesi del “Terzo Mondo” sapranno trovare la loro strada per uscire dalla miseria e costruirsi una Società libera.
Ai vari Gruppi e a ciascuno in particolare va il nostro GRAZIE e la preghiera perché il Signore possa esaudire ogni vostro desiderio.

P.Giovanni M.Sala, Barnabita

Monza, 24 marzo 1996

Carissimi,
mentre stiamo entrando nel clima delle feste pasquali, nelle quali celebreremo la Passione e Morte di Gesù, ma soprattutto la sua Resurrezione, vorremmo che fosse sempre vivo in tutti noi il ricordo della "passione e morte" di un intero popolo, quello rwandese, che tanto ci colpì qualche tempo fa, ma della quale forse oggi le immagini cominciano a farsi un tantino più sbiadite. Anche se stampa e televisione sembrano essersene dimenticate, alle perenne ricerca dello scandalo o dello scoop di turno (e nel far ciò nessuno batte i giornali e le televisioni italiane), la situazione del Rwanda post-guerra-civile è ben lungi dall'essere tornata normale, e persecuzioni, vendette e morti sono ancora all'ordine del giorno. Quello che in un certo senso ci conforta e ci fa sperare in un futuro migliore è la voglia di riscatto ed il desiderio di "resurrezione" che, come ci riferiscono i Missionari, sono ben radicati tra la gente più semplice, unitamente alla stanchezza per tanta devastazione ed al rifiuto di nuove violenze. Speriamo che l'esempio di Cristo, che ebbe la forza di perdonare i suoi carnefici possa indicare a queste popolazioni martoriate e disorientate la via di una nuova riconciliazione e di un futuro di pace. Da parte nostra, assieme a questo augurio e a quelli per la vicina Pasqua, desideriamo sentitamente ringraziare tutti coloro che contribuiscono a mantenere viva l'iniziativa "Adottiamo agli studi un bambino africano". Era il 1988 quando, spinti dall'entusiasmo e dalla grinta di P.Giovanni Sala, allora Parroco di Muhura in Rwanda, cominciammo timidamente a proporre, dapprima ad un ristretto numero di conoscenti e in seguito ad una cerchia sempre più estesa di nuovi amici, l'adesione al progetto mediante il versamento di una piccola quota annuale. Quando raggiungemmo le 30 adozioni, eravamo convinti di aver toccato il numero massimo di adesioni, e nel contempo eravamo stupiti dal successo che un'iniziativa tanto semplice e, se vogliamo, banale aveva riscosso in un così breve tempo. Da allora sono trascorsi più di otto anni, e molte cose sono cambiate,non sempre per il giusto verso, come tutti sappiamo. Le difficoltà non sono mancate, tra alti e bassi, ed anche per questo ci sembra doveroso ringraziare in modo particolare tutte quelle persone (e sono parecchie), che aderiscono all'iniziativa fino dalla sua nascita, ed hanno continuato ad interessarsi e ad inviare il loro contributo con costanza e regolarità quasi cronometriche, perfino in quei momenti in cui, a causa della guerra, non sapevamo bene che fare, e tardavamo a spedire circolari e bollettini nell'attesa che qualcosa cambiasse. E' stata anche e soprattutto la determinazione di queste persone, e la coscienza della loro piena e totale identificazione con lo spirito e gli scopi del progetto che ci hanno aiutato ad uscire da quella fase di stallo. A questo "nucleo storico" molte altre persone si sono aggiunte nel corso degli anni, altre hanno compiuto al nostro fianco parte del percorso, qualcuno ci ha lasciati, e a loro va il nostro ricordo riconoscente ed affettuoso. La presente circolare viene spedita a 245 persone e nuclei familiari che, nel loro complesso, consentono di aiutare negli studi circa 500 bambini di Rwanda e Zaire. Ad esse vanno aggiunte tutte le persone che facevano riferimento all'area di Lodi e che, avendo raggiunto un buon numero, si sono rese indipendenti e fanno ora riferimento all'iniziativa gemella gestita dall'Associazione Solidarietà S.Francesco di Lodi. Nel formulare nuovamente i migliori auguri per una Buona Pasqua, ricordiamo che chi volesse versare la quota per l'anno corrente può liberamente farlo utilizzando il C/C postale n° 30064208 intestato a Gruppo Missionario Carrobiolo, piazza Carrobiolo 8, Monza. Nel caso si trattasse di nuove adozioni, occorre precisarlo indicando chiaramente nome, cognome ed indirizzo completo. Ciò vale anche nel caso di cambi di indirizzo da parte di persone che già aderivano all'iniziativa. A tutti arrivederci alla prossima circolare. Vi lasciamo con le parole di P.Mario Falconi, attuale Parroco di Muhura, inviateci in occasione dello scorso Natale:


Monza, 20 ottobre 1995

Cari Amici,
rieccoci di nuovo insieme in occasione dell'inizio del nuovo Anno Scolastico. Abbiamo pensato di proporvi una testimonianza diretta sulla situazione odierna del Rwanda, vista attraverso gli occhi di Patrizia Selmi, una volontaria che col marito ha trascorso 6 anni a Muhura per realizzare un grande acquedotto, che serve una popolazione di circa 40.000 abitanti. I loro legami con questa terra sono talmente profondi che, durante il soggiorno, hanno deciso di adottare una bambina rwandese. Terminato il loro servizio nel 1993, hanno voluto tornare quest'estate per rendersi conto di persona della situazione attuale. Quella che leggerete é la testimonianza di chi in Rwanda ha lasciato una parte del proprio cuore. Alla stessa Patrizia abbiamo affidato la somma di L. 16.000.000 per le adozioni della Parrocchia di Muhura e L. 4.000.000 per la Parrocchia di Birava, in Zaire.
Mentre vi salutiamo e, forse con un po' di anticipo, vi inviamo i nostri auguri per le festività natalizie, non possiamo fare a meno di manifestare ancora una volta la nostra riconoscenza per tutti voi che sostenete con tanto affetto e tanta partecipazione la nostra iniziativa, ricordandovi che sono sempre graditi consigli e suggerimenti su come mantenere vivo e sviluppare sempre più questo piccolo ma prezioso contributo a favore del diritto all'istruzione di tanti bambini.

Gruppo Missionario Carrobiolo

Kigali, 28 agosto 1995

Avevo negli occhi il ricordo delle colline coltivate con amore, i bananeti con il loro verde lussureggiante che spiccava nella stagione secca, la pulizia quasi maniacale davanti alle capanne e, se queste erano vicino alla strada, veniva scopata anche quella. In due anni non possono cambiare molte cose, invece la guerra ha lasciato segni inconfondibili, soprattutto sui visi dei ragazzi e dei vecchi. Arrivando a Muhura ricercavo sulla strada volti noti, conosciuti, ed appena riuscivo a scorgerne uno il mio cuore aveva un balzo, l'incontro, l'abbraccio, i saluti, la festa e subito dopo il pianto, il racconto, ognuno con la propria triste storia da raccontare. I campi incolti, erbacce ovunque, case disabitate, scoprire che tanti sono morti, ma molti di più sono fuggiti, Tanzania, Zaire, ... torneranno? Ma ciò che mi ha colpito maggiormente é il vedere la paura negli occhi della gente, la diffidenza, "Ti parlerò quando saremo soli ..."; in mezzo agli altri solo convenevoli. Intere famiglie a Muhura sono morte, in altre un solo superstite. Un pomeriggio, uscendo dalla Parrocchia per una passeggiata, una bimba mi si fa incontro con un gran sorriso, e mi chiama: "Mi riconosci?". "Certo, anche se sei diventata più grande". In quel momento il sorriso si trasforma in smorfia, i grandi occhi si riempiono di lacrime e, come se non riuscisse più a trattenersi, le parole escono come una valanga: la sola superstite della famiglia, otto persone, la casa spogliata di tutto, le é rimasto un piccolo fazzoletto di terra, ma a 12 anni si ha la forza di coltivare? Un tempo, quando si viaggiava sulle strade del Rwanda, si rimaneva impressionati nel vedere ovunque bambini, tanti bambini. Oggi ci si meraviglia nel vedere che si possono fare chilometri e chilometri incontrando pochissima gente. Il Comune di Muhura, che contava circa 70.000 abitanti nel 1993, oggi ne conta 40.000 e, calcolo dell'autorità locale, 3.000 di queste sono profughi provenienti da Uganda, Burundi, Kenya, Zaire, scappati dal Rwanda negli anni '60. In Parrocchia abbiamo ritrovato Padre Mario Falconi con Fratel Arturo ed il laico Giuseppe, le Suore Oblate, Suor Cristina rientrata in Rwanda dopo 10 anni, Suor Elisabetta e Suor Irene. Tutti impegnati nella ricostruzione della comunità così tragicamente segnata. Sia la Parrocchia che la casa delle Suore, così come le opere sociali hanno ancora bisogno di essere ristrutturate; hanno dovuto tutti ricominciare da zero, mancavano di tutto. Con noi a Muhura sono arrivati anche i due containers spediti il mese di maggio, con la macchina e tanto materiale utile alla ricostruzione. Ora il compito più importante per i Missionari ed i laici é aiutare la gente nella riconciliazione, aiutarli a ritrovare fiducia nella vita, aiutarli, sostenerli nei bisogni, e questo impegno é davvero arduo. Lascio il Rwanda con tristezza, e mi tornano in mente le immagini del febbraio 1993, quando a Muhura arrivavano 40.000 sfollati, la loro speranza era allora che tornasse in fretta la pace, che potessero in fretta tornare alle loro case ed alla loro terra. Mi chiedo se anch'io ho la speranza di poter tornare in Rwanda e ritrovare nugoli di bimbi ai bordi delle strade con i grandi sorrisi che mettevano in mostra i loro denti bianchissimi, rivedere le colline coltivate con tanto amore ed il verde dei bananeti spiccare dalla terra rossa.

Patrizia

Monza, 6 aprile 1995

Cari amici,
sono passati ormai alcuni mesi da quando abbiamo riproposto a tutti voi l'iniziativa "Adottiamo agli studi un bambino africano" con nuove modalità di adesione, dettate dalla situazione contingente, e possiamo ora dire che, ancora una volta, la vostra risposta é stata molto generosa ed ha soddisfatto in pieno le aspettative. Ancorché convinti che questa fosse la sola via concretamente percorribile per ridare slancio alle adozioni, in un momento in cui sembrava che tutto dovesse crollare per via della guerra civile, vi confessiamo che avevamo timore che la nuova formula potesse spingere parecchie persone ad abbandonare l'iniziativa, ma così non é stato, e di questo dobbiamo ringraziare voi ed il Signore.
Come promesso, cogliamo l'occasione dell'approssimarsi delle feste pasquali per comunicarvi alcuni brevi notizie sull'andamento delle adozioni e sulla situazione attuale delle parrocchie di Muhura (Rwanda) e di Mbobero (Zaire). Tali notizie ci sono state riferite da Padre Giovanni Villa, Superiore provinciale dei Barnabiti, che é da poco rientrato in Italia dopo aver visitato le Missioni in Africa. Per quanto riguarda il Rwanda, Padre M.Falconi e Padre G.Sala, aiutati da alcuni volontari, hanno quasi portato a termine la risistemazione delle strutture della parrocchia, danneggiate durante i ben noti disordini dell'estate scorsa. La situazione della popolazione é però ancora ben lontana dalla normalità: le ferite della guerra sono ancora aperte; interi gruppi familiari sono fuggiti e non sono più tornati; altri, provenienti da zone diverse del Paese hanno trovato qui rifugio. Del resto la situazione politica dell'intero Rwanda é ben lungi dall'essere tranquilla, ed il clima che regna é improntato alla massima incertezza.
Per ulteriori particolari rimandiamo alla lettera qui allegata di Padre Mario Falconi, parroco della comunità.
In Zaire la situazione, seppure non rosea, é notevolmente migliore, anche se le parrocchie di Birava e Mbobero, entrambe vicine al confine con il Rwanda, devono tuttora fare fronte alle difficoltà derivanti dalla presenza di migliaia di sfollati rwandesi, ammassati in alcuni campi profughi. In Zaire, i problemi potrebbero perfino acuirsi ulteriormente qualora dovesse esplodere la guerriglia anche in Burundi, come recenti avvenimenti fanno purtroppo temere, anche se é difficile pensare che gli eventuali profughi possano spingersi tanto a nord da arrivare fino a Birava e Mbobero.
Anche per lo Zaire, per maggiori informazioni sulla vita della parrocchia di Mbobero e sulla vita scolastica rimandiamo allo scritto di Padre Fabien Muvunyi, primo barnabita zairese, il quale fa attualmente parte della comunità di Mbobero e si occupa della gestione delle adozioni per lo Zaire.
Per quanto riguarda il lato organizzativo dell'iniziativa, ricordiamo che chi non avesse ancora versato la quota per il corrente anno, ma fosse intenzionato a farlo, può effettuare il versamento sul conto:

 

n°. 30064208 intestato a
"GRUPPO MISSIONARIO CARROBIOLO Piazza Carrobiolo 8 - 20052 Monza"

 

Raccomandiamo inoltre a tutti di non esitare a farci pervenire eventuali comunicazioni o suggerimenti, utilizzando lo spazio per la causale sul retro del bollettino oppure scrivendoci al nostro indirizzo di Monza. Al fine di permettere un corretto aggiornamento delle liste degli aderenti, vi chiediamo inoltre di indicare sempre sui bollettini come versante la persona a cui risulta indirizzata la presente lettera.
Ringraziandovi ancora per la vostra disponibilità e generosità, vi diamo appuntamento alla prossima circolare, che contiamo di spedirvi nel periodo estivo. Nel frattempo, da parte nostra e dei Missionari, vi giungano i migliori auguri per una felice Pasqua.

Gruppo Missionario Carrobiolo


Muhura 20-3-1995

Carissimi,
mi sembra di essere rientrato alla missione da poco ... ora siamo a Pasqua! Ringrazio di cuore e con grande riconoscenza per il bene che mi portate e mi date da fare per gli altri. Scrivo poche volte, ma la manifestazione di solidarietà degli aderenti ad "Adottiamo agli studi un bambino africano" mi aiuta a fare un Bene enorme a questi poveri bambini , a non sentirsi esclusi dagli altri ma ad inserirsi nella società attraverso la scuola. Per la ricorrenza della S.Pasqua del Signore chiedo per ciascuno di voi la grazia di cui avete bisogno. Auguro la pace duratura portata da Cristo Risorto. Il mondo é pieno di meschino egoismo, che rende tanto amara la vita di tanti poveri bambini. Se vogliamo essere pieni di serenità, di pace, di gioia, andiamo verso il prossimo con il cuore pieno di carità. Qui in Rwanda abbiamo iniziato l'anno scolastico in febbraio. Alla missione di Muhura i bambini delle scuole elementari sono più di diecimila. Ho già iniziato a visitare ogni direzione scolastica e sono già arrivato ad una lista di 400 bambini adottati che sono ancora a scuola dopo la tragedia di una guerra fratricida che ha causato dolori, sofferenze, morti indicibili. Molti sono gli orfani e le vedove, molta é la povertà e la miseria.
(...) tra i nuovi bambini da aiutare e i vecchi saranno più di un migliaio. La somma inviata servirà per far studiare un bambino alla scuola elementare oppure alle scuole secondarie. La vita della missione sta riprendendo lentamente come prima della guerra, ma il Signore é fra noi, quindi la Sua presenza ci aiuta a proseguire nel duro lavoro della missione e a non avere paura. Vi spero tutti bene e vi auguro tantissimo bene e grandi soddisfazioni.
Da parte mia vi porto nel cuore, cordialissimi saluti con grande affetto

P. Mario Falconi, Missionario di Cristo


Mbobero, 10.03.1995

Carissimi,
ho colto al volo, e con grande piacere, la vostra lettera del 2 dicembre 1994, spedita agli amici italiani delle missioni. Devo confessare sinceramente che finché non mi erano piombate addosso certe responsabilità, ed in particolare quella della missione di Mbobero, raramente mi ero fatto vivo. Ora posso condividere le vostre preoccupazioni e farvi parte delle mie inquietudini. Sarà forse il bisogno che mi fa parlare in questo tono! Devo essere sincero con voi.
Comunque lasciamo da parte questa sviolinata e passiamo all'essenziale.
(...) Una parentesi: quest'anno questa missione é stata assistita dai Padri Honoré e Fabien e da Fratel Césaire, tutti e tre zairesi. Una esperienza del tutto nuova e particolare, piena di gioie e di sofferenze! Ci saranno senz'altro dei cambiamenti, ma tutto serve per la nostra crescita. Tornando a voi, carissimi, vorrei ora presentarvi i bisogni dell'iniziativa "Adottiamo agli studi un bambino africano". Quest'anno 1994-1995 abbiamo stabilito e realizzato quanto segue: tasse scolastiche dei bambini adottate + tasse scolastiche di alcuni rifugiati rwandesi + sostegno agli insegnanti per 4200 dollari USA; equipaggiato l'intera scuola elementare di Bwirembe con banchi, armadi, tavoli ecc... grazie all'aiuto ricevuto dalla famiglia Balozzi di Roma.
Per l'anno 1995-1996 avremmo bisogno di:
pagare le tasse scolastiche dei bambini adottati e di alcuni rifugiati rwandesi;
sostenere economicamente alcuni insegnanti.

Cordialissimamente,

P. Fabien M.

Monza, 2 dicembre 1994

Cari amici,
dopo un lungo periodo di silenzio, dovuto alla situazione di incertezza originata dai tristi e ben noti avvenimenti rwandesi, possiamo finalmente tornare a voi con alcune notizie riguardanti la prosecuzione dell'iniziativa "Adottiamo agli studi un bambino africano".
Abbiamo dovuto attendere che i Padri Barnabiti, costretti a lasciare il Rwanda a causa della guerra civile, potessero far ritorno alle loro Missioni, per conoscere la reale situazione della popolazione e per poter pensare ad una nuova strategia di intervento più adeguata alle condizioni attuali.
Qui allegata troverete una lettera di Padre Giovanni Villa, nuovo Superiore provinciale e, come tale, responsabile delle Missioni africane, il quale ci espone brevemente le modalità secondo le quali i Padri Barnabiti intendono non solo proseguire, ma anche rilanciare l'adozione agli studi.
In questi ultimi mesi, parlando con i Missionari, costretti ad attendere qui in Italia il momento opportuno per fare ritorno alle loro parrocchie africane, abbiamo più volte ricevuto l'invito a non lasciare cadere questa iniziativa, che nel corso degli anni ha permesso a centinaia di bambini di raggiungere un grado di istruzione che la povertà avrebbe diversamente loro negato. Per questo i Padri ci chiedono anche di non stancarci mai di esprimere a tutti voi il ringraziamento e la riconoscenza loro e dei bambini finora adottati. Venendo ora agli aspetti più propriamente organizzativi, comunichiamo che, a seguito della situazione particolarmente critica in cui versa a tutt'oggi il Rwanda, siamo costretti a modificare alcune modalità dell'adozione agli studi. La situazione sfavorevole rende infatti impossibile continuare con le adozioni nominative: non siamo più in grado di abbinare ad ogni bambino una singola persona o famiglia adottante. Di conseguenza, in pieno accordo con i Padri, abbiamo provveduto a costituire un fondo nel quale far confluire le offerte di chi vorrà ancora proseguire nell'iniziativa. Così come era nello spirito originale dell'adozione, diamo ferma ed assoluta garanzia che il fondo sarà utilizzato esclusivamente per l'educazione scolastica dei bambini bisognosi di aiuto, lasciando però ai Missionari il compito di individuare i beneficiari secondo le necessità che si troveranno ad affrontare sul posto.
Pertanto non si rende più necessario mantenere un periodo minimo di adesione (precedentemente fissato in 3 anni), e l'impegno personale può liberamente essere prolungato od interrotto in qualunque momento. Ci rendiamo conto di come, seguendo queste modalità, venga a mancare il legame affettivo che molti di voi avevano instaurato con i bambini adottati, ma purtroppo nessuna altra soluzione é stata possibile. Crediamo inoltre che questo modo diverso di aiutare possa significare per noi tutti l'“andare oltre nell'amore” verso un prossimo, che oggi più che mai necessita della nostra vicinanza e del nostro aiuto, pur restando senza volto.
Cercheremo di ristabilire almeno in parte questo legame, attraverso l'informazione periodica e tempestiva, che faccia conoscere il lavoro dei Missionari, le attività svolte, le modalità di utilizzo dei fondi, tutto quanto insomma possa servire a ridurre la lontananza fisica che ci separa da quelle comunità.
Cogliamo infine l'occasione per ricordarvi che, come già annunciato nella circolare spedita a giugno, il nostro Gruppo si è costituito in Associazione, e dispone ora di un nuovo Conto Corrente Postale (n.30064208), sul quale andranno in futuro versati i contributi (il conto precedente é stato chiuso, e non deve più essere utilizzato), restando naturalmente a vostra disposizione per ogni possibile ulteriore informazione o chiarimento.

Anche a nome dei Padri Barnabiti e dei Missionari, vi porgiamo i migliori auguri per un Santo Natale e per un felice Anno nuovo.

Gruppo Missionario Carrobiolo


Carissimi amici,
nell'ultima lettera del maggio scorso, il Padre Sala vi ricordava quel principio di animazione missionaria al quale si ispira la vostra opera di collaborazione: "L'evangelizzazione é qualcosa che prende tutto l'uomo".
Si é voluto ribadire con questo che la collaborazione specifica che vi si chiede é finalizzata soprattutto alla formazione intellettuale e scolastica dei bambini del Rwanda e dello Zaire, anche attraverso la campagna per l'Adozione agli studi.
Abbiamo constatato in questi anni, che tale iniziativa non solo riveste carattere primario nell'ambito dell'evangelizzazione, ma incontra anche l'interesse di tante persone sensibili e generose. Nel porvi il ringraziamento sincero di tutti i Barnabiti e, in primo luogo, dei Missionari, per quanto é stato finora realizzato, é sembrato opportuno ai responsabili il rilanciare anche quest'anno tale iniziativa, prendendo però atto delle mutate condizioni di quei paesi africani, in seguito ai ben noti avvenimenti che hanno sconvolto le nostre missioni:

interi gruppi familiari sono stati decimati e dispersi; molti, già residenti nelle nostre parrocchie vivono altrove nella condizione di profughi, mentre altri sono subentrati al loro posto, e con essi il rapporto umano e pastorale é da costruire completamente;

la situazione attuale rende impossibile verificare quanti bambini finora seguiti e adottati siano ancora sul posto e in quali condizioni;

la stessa attività scolastica é da riprendere da capo, sia per quanto riguarda il censimento della popolazione scolastica, sia per quanto riguarda le strutture e le attrezzature che in Rwanda sono gravemente compromesse, e in Zaire devono fare fronte alle nuove ondate di profughi ai quali bisogna provvedere anche dal punto di vista scolastico.

D'accordo con i Missionari che sono tornati sul posto, riteniamo opportuno impostare l'opera di "adozione" con questi obiettivi:

continuare, dove é possibile, il rapporto personale con quei bambini già seguiti che si riuscirà a rintracciare;
puntare su alcuni nuovi obiettivi di "adozione":

intere classi di ragazzi ai quali permettere l'inizio o la continuazione degli studi;
finanziamento di strutture scolastiche (aule, banchi, attrezzature) da attivare secondo le necessità;
adozioni nominali o borse di studio per alunni delle scuole superiori, più facilmente individuabili, ricordando che costoro saranno gli insegnanti di domani;
sostegno economico alle scuole sotto forma di salario per gli insegnanti, per impedire che il mancato o stentato pagamento renda inutile l'opera educativa.

Dal canto loro i Missionari si impegnano a una periodica informazione su tutte queste iniziative, attraverso lettera circolare a tutti gli aderenti:

all'inizio dell'anno scolastico, per presentare gli obiettivi concretamente possibili;
a Natale;
a Pasqua;
al termine delle attività scolastiche, per indicare in modo dettagliato quanto é stato raggiunto: classi seguite, nominativi di alunni delle scuole superiori, attrezzature messe in funzione, ecc.

In conclusione, questa impostazione, che la situazione precaria rende inevitabile, può non togliere nulla al serio e concreto interessamento e collaborazione a favore dei ragazzi e, insieme, incidere progressivamente e in profondità nel nodo cruciale della scolarizzazione che ci sta a cuore.
Mentre chiedo di prendere in esame queste proposte, a tutti invio i miei saluti e quelli dei Missionari, augurando a tutti una proficua collaborazione in quest'opera missionaria.


il Superiore provinciale
(P. Giovanni Villa)

Milano, 13 novembre 1994

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